domenica 12 aprile 2020

Il tempo sospeso della Pasqua ai tempi del coronavirus

Normalmente c'è un detto che si ripete spesso  : "Natale con i tuoi Pasqua con chi vuoi". Per me non vale, Natale e Pasqua con i tuoi, per scelta, per affetto, per amore verso la famiglia. Pensandoci questa mattina mi sono resa conto che non ho mai trascorso nessuna festa lontana dalla mia famiglia, ci voleva il Covid-19 per allontanarci. Avrei potuto oggi scegliere oggi  di andare a casa di mia madre, avrei potuto vederli e vedere i miei adorati nipoti, ma ho fatto una scelta diversa. Vado a lavoro, sono quella che esce più di tutti, è vero che non sono nè un'infermiera, nè un medico, sono soltanto una speaker e per giunta in radio stiamo andando uno alla volta, ma ho paura, quella paura che mi spinge a preservare i miei genitori che credo sia comune a molti. Certo in questi giorni di quarantena sono andata a vederli, ma non li ho mai avvicinati, sempre a distanza e ho provato mille emozioni, dalla tenerezza, allo sconforto, alla mancanza. Sono molto fisica nelle mie dimostrazioni d'affetto, come tanti, quindi comincio a vacillare, vorrei abbracciarli, rassicurarli, abbracciare mia sorella, i miei nipoti, ma non si può e allora sarà la prima festa lontana dalla mia famiglia. Non so quanti rispetteranno i divieti che ci sono ma credo che ognuno debba fare i conti con sè stesso e con il suo senso civico. 
Vorrei che uscissimo da questo tempo sospeso più umani, perchè le cose, le persone, gli affetti li apprezzi di più quando non ci sono, in teoria. In pratica non so chi ha chiamato chi, chi ha sentito mancanze, chi ha vissuto in una bolla, chi si è seduto ad aspettare. Ognuno vive questo tempo assecondando le sue sensazioni, anche arrabbiandosi, pensando "non mi ha chiamato tizio o non mi ha chiamato caio", non ha pensato che forse poteva fare il primo passo. 
L'amicizia è importante, ma è come una pianta, va curata, ma questo è uno dei luoghi comuni più vecchio di tutti. 
Oggi è il giorno in cui arriveranno gli Auguri su Whatsapp come non sono mai arrivati, in modalità "inoltra a tutta la rubrica", come succede a Natale, perchè  è faticoso pure pensare ad un messaggio da scrivere, allora non mandatelo per niente, ai tempi del coronavirus possiamo risparmiarci messaggi di circostanza, ipocriti, tanto per mandarli. 
Cuciniamo, brindiamo, facciamoci una risata, ripenseremo a questo tempo come un vecchio saggio che ci ha insegnato qualcosa, perchè se davvero non saremo in grado di apprendere, conquistare, capire in questi giorni, credo che la vita poi possa tornare come e peggio di prima. 
Dopo un mese di quarantena ho imparato il valore della solidarietà, lo conoscevo già prima, ma ora ho capito davvero che un gesto verso una persona che è in difficoltà vale tantissimo, pratichiamola anche dopo. Ho capito il senso della giustizia, soprattutto quando vedo persone che non rispettano le regole. Ho imparato il valore di una telefonata inaspettata. 
Mi mancano le mie amiche, i miei amici, il mio lavoro in televisione, le presentazioni dei libri, pianificare le interviste, mi manca il mio parrucchiere, ma quello a tante di noi, mi mancano i sorrisi che ora sono nascosti dietro le mascherine, mi manca la libertà. 
Un'altra cosa che ho imparato è che i rapporti che prima erano vacillanti, non torneranno mai più come prima, nonostante questo tempo sospeso, se non ti mancavi prima difficile ti manchi adesso. Ne ho un paio di rapporti sospesi e per quanto ci ho riflettuto, non ho superato lo scoglio delle cose accadute e che mi hanno ferita, non ho saputo perdonare forse, per quanto ne sia dispiaciuta restano così, il prima e il dopo quarantena non hanno cambiato nulla e mi sentirei ipocrita a far finta niente. 
Oggi ho deciso che sarà una Pasqua il più possibile serena, senza pensare alle mancanze ma cogliendo l'opportunità di viverla in modo diverso, con le videochiamate, cucinando, leggendo e guardando un film. 
Non fatevi abbrutire dai social più di quanto non lo siamo, oggi evitate di discutere come se foste tutti laureati in scienze politiche, avremmo dovuto combattere prima per i nostri ideali, forse saremo in tempo a farlo dopo civilmente. 
Auguro a tutti voi una Pasqua di serenità, con un pensiero a chi combatte in prima linea, alle Forze dell'Ordine che dovranno vigilare se ci comportiamo bene e a chi lo trascorrerà in ospedale. 
"Se hai una famiglia, un amico e un piatto in tavola sei ricco e non lo sai". 
Alla prossima ! 

Roberta Maiolini 


domenica 5 aprile 2020

Libri&Dintorni e la classifica ai tempi del coronavirus

La mia solita rubrica dedicata ai libri è rimasta ferma per qualche settimana, con la chiusura di tutto per l'emergenza, con tutti i festival e le presentazioni annullate, non avevo voglia di sapere chi legge cosa. Ieri mattina però sono tornata in edicola, mi era di strada mentre andavo a lavoro e ho ripreso "La lettura" -  Corriere della Sera. 
Considerando che l'emergenza durerà ancora a lungo ho ripreso una delle mie buone abitudini, così torno a parlare di libri e classifica, una strana classifica, che vede in testa Sylvia Browne con "Profezie", pubblicato nel 2012 e tornato prepotentemente in auge perchè la famosa sensitiva nel libro scrive che nel 2020 il mondo avrebbe dovuto  combattere contro una grave malattia che attacca i bronchi e tutti dovranno indossare mascherine e guanti, scrive anche che sparirà all'improvviso e che si ripresenterà dopo dieci anni, sparendo poi definitivamente. I social hanno fatto da passaparola per far arrivare questo libro primo tra i più venduti. 
Andiamo avanti e scopriamo le altre posizioni : al 2° posto c'è David Quammen con "Spillover", saggio narrativo uscito nel 2012, il suo autore è un divulgatore scientifico e nel suo libro, manco a dirlo, si parla di grandi epidemie. 
Al 3° posto c'è Elena Ferrante con "Storia di chi fugge e di chi resta", al 4° Gianrico Carofiglio "La misura del tempo"; al 5° Donato Carrisi "La casa delle voci", al 6° posto ancora Elena Ferrante "Storia della bambina perduta", al 7° resiste in classifica Stefania Auci "I leoni di Sicilia", all'8° posto Antonio Manzini "Ah l'amore l'amore", al 9° Alessandro Rebecchi "I cerchi nell'acqua", infine al 10° posto fa tris Elena Ferrante con "L'amica geniale". 
Una classifica particolare, come lo è il momento che stiamo vivendo, così ho dato un'occhiata anche agli ebook che sono in offerta su molti siti, vista l'impossibilità di acquistare il cartaceo. Ho trovato al 4° posto della classifica digitale il nuovo lavoro di Andrea Pennacchi  "Pojana e i suoi fratelli" che è uscito il 26 Marzo e appena possibile sarà disponibile la versione cartacea, al 1° posto invece un libro che parla di meccanica quantistica "Quanti" di Terry Rudolph. 
E' ovvio che le letture si adeguano a quelle che sono le nostre emozioni, alla voce "varia" per esempio in testa c'è Benedetta Rossi con "In cucina con voi", segno che non solo i social son pieni di foto dedicate a torte, risotti e pasticcini, ma che le mani in pasta distraggono molto i pensieri e fanno trascorrere meglio il tempo in casa. 
Alla voce "saggistica" in testa c'è "Virus, la grande sfida" di Roberto Burioni. 
E' evidente che pur parlando di libri ...la lingua batte dove il dente duole. Rimandati tutti i festival più importanti, compreso il Salone del libro di Torino, mi auguro si possa tornare presto ad acquistare un libro cartaceo in libreria, il digitale va bene, si fa di necessità virtù, ma la sensazione di aprire un libro, l'odore della carta, piegare la pagina che più mi emoziona, sottolineare con la matita i passaggi più belli non ha eguali. 
Nel frattempo grazie a "La lettura" ci teniamo aggiornati sui gusti letterari, le offerte, le storie, le prossime uscite, le riflessioni, tutto ai tempi del coronavirus.
Resistiamo e leggiamo, la nostra mente ringrazia sempre. 
Alla prossima ! 

Roberta Maiolini 





venerdì 3 aprile 2020

La convinzione ai tempi del coronavirus

Questo tempo sospeso può avere benèfici effetti sulle persone, può aiutare a riflettere, a guardare dentro di sè, a coltivare hobby dimenticati. Certo con quello che accade fuori a volte viene difficile, io questi giorni non riesco a leggere, o meglio lo faccio, ma poco, pochissimo per i miei standard normali, preferisco fare lavori manuali. Sono giorni difficili per il mondo, l'aggiornamento delle 18.00 tutti i giorni con la diretta della Protezione Civile è sempre un pugno allo stomaco, ascolto e poi rimugino, come credo tanti di noi. 
In questo tempo sospeso i primi giorni vuoi per la paura, vuoi per la reclusione appena iniziata, si leggevano sui social post di coraggio, unione, amicizia, insomma tutti sotto la stessa bandiera e lo stesso cielo. Poi però alla distanza si torna sottilmente alla normale realtà, solo sui social naturalmente. 
Questo è il tempo per capire chi ti è amico davvero, chi ci tiene a te, ma è anche il tempo per scoprire legami che non erano quello che pensavamo, persone che credevamo in qualche modo vicine ma che ora sono scomparse nelle stanze delle loro case. 
Questo è anche il tempo per capire chi è corretto e chi no, chi è veramente preparato e chi fa finta di esserlo, chi si spaccia per grande professionista e chi lo è davvero. L'informazione in questo momento ha un'importanza enorme, da quella nazionale a quella locale, ho scoperto testate che non sapevo ci fossero, ho imparato a conoscere firme e voci che prima consideravo a malapena. L'argomento adesso è uno solo, il Covid-19 e tutto ciò che ne consegue, si analizza la qualunque e parlano anche persone poco competenti, lasciatemelo dire, che rivestono quello che dicono con supponenza. Ma si sa quando accadono grandi tragedie si sentono tutti autorizzati a parlare. 
La convinzione, è sempre quella che frega le persone, facendole sentire al di sopra di tutti, hanno la vista e la mente offuscate dalla loro immagine, si sentono un passo avanti a tutti, anche quando la notizia che danno è approssimativa e poco analizzata. Ecco questa è la categoria peggiore che in questo tempo sospeso sta venendo fuori in modo prepotente, in tanti ambiti, ma in quello dell'informazione in modo più crescente. Persone che si spacciano per imparziali, che fanno finta di complimentarsi con il collega o la collega per il pezzo, ma che dentro hanno l'ulcera che gli brucia lo stomaco. 
Noto movimenti meschini ma vado avanti, noto commenti ipocriti ma non mi soffermo, noto superbia, ma non la calcolo, noto falsità e mi faccio una risata. 
Noto articoli scritti molto bene, noto gli approfondimenti veri e concreti, noto le notizie riportate con fonti veritiere, noto persone che sanno fare il proprio lavoro con abnegazione e serietà. 
Mi tiro fuori naturalmente da tutto questo, sono una speaker radiofonica e non una giornalista, potrei esserlo ma non lo sono, un po' per mia scelta, un po' per scelta di altri, ma questa è un'altra storia. Nei miei programmi alla radio in questi giorni faccio poca informazione, intrattengo, parlo di altro, resto sulla musica, sui libri, sul tempo, sulla natura, ma osservo, noto, scorgo  e sorrido un pò. 
In questo il social più utile per me è Facebook, a volte basta un like per farti scoprire cose che ignoravi, perchè ai tempi del coronavirus un like per certa gente fa una enorme differenza. 
Per me questo è il tempo della riflessione, della progettualità, senza quest'ultima non andrei avanti, è il tempo dell'assaporare lo spazio in casa che vivo sempre di corsa, di parlare al telefono con i miei cari, di chiamare amici che non sento da tempo, di videochiamate con le amiche e risate per sollevarci l'umore. Non ho voglia di fare strike adesso, non è il momento, bisogna avere profondo rispetto per questo tempo sospeso perchè ha molto da insegnarci, c'è troppo dolore nel mondo. 
Ma come diceva mia Nonna "ce ne è per tutti, basta saper aspettare", allora io aspetto e non mi siedo nemmeno sulla sponda del fiume, perchè so che non è necessario, perchè so che in guerra e in carestia spesso le iene festeggiano sulla preda, ma restano iene appunto. 
Vorrei che questo tempo ci insegnasse cose buone, ma forse sottolineando queste osservazioni sono la prima io a non dare il buon esempio, forse, ma ignorare queste persone convinte non mi permetterebbe di essere migliore di loro, di cercare di esserlo. 
Ai tempi del coronavirus abbiamo la libertà di pensare, la sicurezza di stare in casa, l'obbligo di proteggerci e proteggere gli altri, la speranza di tornare ad essere meglio di prima, il tempo per capire la lezione importante che la vita ci sta dando; ci aggiungo la certezza per me di non diventare come certe persone rivestite di convinzione. Antipatica si, scorretta mai. 

Alla prossima ! 
Roberta Maiolini 




venerdì 27 marzo 2020

Nostalgia canaglia ai tempi del coronavirus

Non conto i giorni in cui siamo chiusi in casa, forse perchè tre volte a settimana esco per andare a lavoro, in radio. Ranghi ridotti, per la sicurezza di ognuno di noi, questo però fa si che io non conti i giorni, o forse non voglio contarli. 
L'altra mattina, mentre ero in diretta radiofonica sento vibrare il cellulare, vado a leggere, un messaggio Whatsapp : "Questa non potevo fare a meno..dovevo mandartela...come stai tu e tutti". Il "mandartela" in questione era una mia foto di quando avevo 19 anni (ora ne ho 51) e lavoravo in una delle boutique più fashion della mia città, Katherine B. Ovviamente il messaggio mi è stato inviato dalla titolare, Caterina, che nell'immaginario di molti è colei che non molla mai, la donna più caparbia e tenace che io conosca. 
Questa foto ha risvegliato tanti ricordi, tanta nostalgia, per tempi ormai passatissimi, ma una nostalgia serena, non triste, anzi anche divertente. Quando ho iniziato a lavorare da lei ero in piena fase ribelle, avevo finito le scuole superiori e dopo un esame di maturità a dir poco deludente, per motivi che non vi sto a spiegare, decisi di lavorare. Il mio primo lavoro fu proprio in questa boutique che allora aveva tutti mobili color legno chiaro, una sola vetrina e soprattutto una titolare che mi fece capire che dovevo rigare dritto. Ho rigato dritto per quasi cinque anni, poi le nostre strade si sono divise. In quei cinque anni ho conosciuto la mia compagna di lavoro Daniela, sua sorella Nadia, che ogni tanto veniva ad aiutarci, ho conosciuto la famiglia della mia titolare, tante clienti, situazioni bizzarre, imbarazzanti, deliranti, ho imparato tante tante cose. Se apro quel cassetto di ricordi vengono fuori una miriade di racconti che potrei anche raccogliere in un libro. Ero una che  combinava spesso guai, una mattina nel prendere il caffè, dietro al nostro camerino, lo feci cadere su dei cappotti preziosissimi. Daniela era con le mani nei capelli, " Oddio adesso come facciamo, se li vede Caterina sei finita" e camminava avanti e dietro. Capii che non avevo via d'uscita, così mi feci coraggio e andai a dirglielo . Non vi dico la reazione, fui più veloce io a prendere tutti i cappotti (ben 4), metterli in una grande busta e correre in tintoria, mi erano spuntate le ali ai piedi. I cappotti tornarono al loro splendore grazie alla Signora Maria e da quel momento non ho più preso un caffè dietro al nostro camerino. Potrei davvero raccontarne tanti altri, quando Antonella (sorella della titolare) restava con noi e immaginavamo di indossare abiti bellissimi, insieme a merende storiche, oppure quando dovevamo mettere in ordine la merce che arrivava e con Daniela e Nadia ci lasciavamo dei pezzi di cioccolato nascosti in magazzino e li mangiavamo a turno. 
Quando lavori così a stretto contatto entri nella vita delle persone e loro entrano nella tua. 
Il negozio poi è cambiato, è diventato più bello, dopo che io sono andata via ancora più grande e più bello, oggi è davvero uno dei più belli. 
Non è stato tutto rose e fiori, perchè se facessi passare questo messaggio sarebbe sbagliato, abbiamo tutti il nostro carattere e la nostra personalità, ma sono convinta ancora oggi che per smussare gli angoli bisogna sempre essere sinceri e dire quello che si pensa, con molta educazione ma si deve farlo. La famiglia Di Pierro è una famiglia di imprenditori da illo tempore, generazioni che hanno raccolto il testimone di quelle precedenti, che oggi continuano a lavorare stando al passo con i tempi e con molto rigore. 
Sono passati tanti anni, quelle persone sono rimaste nella mia vita, chi più chi meno, ho imparato tantissimo dal mio primo lavoro, ho imparato a riconoscere stoffe, tessuti, la qualità di un capo ; ho imparato che le famiglie unite possono grandi cose, ho imparato a conoscere i caratteri delle persone quando lavori con il pubblico, ho imparato che se vuoi raggiungere un obiettivo devi mettercela tutta e non fermarti mai. 
Quella scatola di ricordi si è aperta grazie a quella foto e vorrei farvi fare una riflessione : quando entrate in un negozio siate gentili, non sapete cosa si cela dietro il sorriso di chi vi accoglie, non sapete il sacrificio che c'è oggi nel fare l'imprenditore o l'imprenditrice, quanta fatica c'è per comprendere come accontentarci e fare bene il proprio lavoro. 
In questi giorni in cui si ha tanto tempo per pensare, quel periodo della mia vita mi è passato tutto davanti, ho sorriso molto ripensandoci, mi ha fatto tenerezza quella giovane ragazza che muoveva i primi passi nel mondo del lavoro, ma soprattutto ho provato tanto affetto per chi ha pensato a me a distanza con una foto. Non siamo tipe da smancerie, ma appena tutto sarà finito andrò ad abbracciare Caterina, Caterina la roccia, la donna che non si arrende mai che in un momento così ha mostrato affetto, perchè non è facile dire "ti penso" a qualcuno , anche ai tempi del coronavirus . 
Riscopriamoci umani, riscopriamoci uniti, riscopriamo gli affetti e le amicizie vere, la nostalgia è veramente canaglia ma oggi può renderci migliori. 
Alla prossima ! 

Roberta Maiolini 


venerdì 20 marzo 2020

I capelli ai tempi del coronavirus

"I capelli ai tempi del coronavirus" è una specie di motto che è nato in questi giorni di "reclusione" che tutti stiamo vivendo, un motto nato dalle mie dirette su Facebook. 
In un momento così drammatico per tutti, in cui siamo bombardati di notizie, viviamo incollati alla Tv e ai social per sapere, io provo un attimo a scrivere con leggerezza, qualcuno non sarà d'accordo, ma nel chiuso delle nostre case ogni tanto un momento per pensare ad altro è necessario. 

Allora vi parlo dei miei parrucchieri, hair-stylist come dicono quelli bravi, perchè la mia frase di entrata delle dirette social è nata pensando a loro e ai miei capelli. Ehhh i capelli, la fissa un pò di tutti, se li hai a posto puoi uscire anche struccata, con la tuta, insomma i capelli mezza bellezza come la famosa altezza (tanto per fare la rima). 
I miei parrucchieri si chiamano "Backstage", alias Giuseppe Pipitone e Laura Iannicca. Vado da loro dall'apertura del salone, 6 - 7 - 8 anni? Non lo so e in questo momento per me quantificare il tempo non è una cosa necessaria, comunque è qualche anno, due ragazzi che si dedicano con abnegazione al loro lavoro, a volte anche troppo, che se provo a immaginarmeli ora a casa in pigiama faccio una certa fatica...tanto per rendere l'idea. Un sodalizio umano e lavorativo che li ha portati ad avere molte clienti, un salone con un via vai continuo di uomini e donne che affidano a loro un pezzo importante della propria immagine . In questi anni lì oltre che fare tagli, pieghe, colori, estension (si scriverà così?) si sono costruite amicizie, più strette, meno strette, dialoghi, scambi di battute, risate, cantate memorabili, si..cantate, con la canzone del momento o di Natale, o estiva. Un clima di serena allegria vi si respira quasi sempre, perchè poi le giornate di sclero capitano a tutti eh ! 
Ho osservato spesso il loro lavoro, la consulenza per capire le esigenze della cliente o del cliente, consigli, spiegazione passo passo del lavoro da fare, con estrema professionalità insieme a prodotti di indubbia qualità. Frequentarli una volta a settimana ti permette di comprendere e vedere da vicino tante cose, tanto che poi capti a volo degli sguardi di intesa, tipo quando arriva una cliente con capelli lunghi fino al fondo schiena riccissimi e chiede una piega liscia, santa pazienza...io scapperei ma loro invece mantengono sempre l'aplomb, anni e anni di allenamento alle richieste più svariate. Credo che il fatto poi di essere anche compagni nella vita aiuti ancor di più Giuseppe e Laura a lavorare con più facilità, ma questo è solo un mio pensiero. Mi soffermo un attimo sul loro staff, tutte donne che lavorano sempre con il sorriso, non posso citarle tutte perchè le conosco poco, le due storiche però le devo e le voglio citare, Elena la nordista che non si sa come sia finita qui e ci è pure rimasta, contenta e per amore ed ha quasi imparato anche il dialetto abruzzese, poi Valentina che da Lanciano pure lei per amore è rimasta qui ma non riesce proprio a imparare il nostro dialetto, lei è lancianese dentro! 
Se andate sulla loro pagina Facebook guardate le foto e vi farete un'idea della grande creatività che c'è da Backstage, dei sorrisi, dei rapporti umani che sono nati in questi anni di lavoro, rapporti ravvicinati di cui oggi sentiamo la mancanza. 
Quando tutto quello che stiamo vivendo è iniziato, ancor prima del decreto che chiudesse tutto, mi ha telefonato Giuseppe per informarmi che avevano deciso di chiudere l'attività per salvaguardare le loro dipendenti e i loro clienti, ho apprezzato tanto questo gesto, ho sentito che per lui e Laura era un grosso sacrificio da mettere in pratica, ma erano decisi a farlo. Poi certo è arrivata la chiusura per tutti ma loro hanno anticipato i tempi e io li ho ammirati. 
Tutto quello che ho scritto non è uno "spottone" perchè sono una loro cliente, è un mio modo per dimostrare stima e affetto, il blog è il mio e posso scrivere quello che mi pare, quindi non se ne abbiano a male gli altri parrucchieri, auguro una ripresa fortissima a tutti quando questo periodo difficile passerà e per come avremo i capelli...tranquilli c'è lavoro per anni! 
Sul mio calendario ho segnato tutti gli appuntamenti che avevo da Backstage e non li cancello, perchè li voglio recuperare tutti appena possibile. 
Voglio pensare che quando il salone riaprirà pure chi non ha appuntamento passi per un abbraccio, un caffè, per due risate, perchè è vero che le cose, le persone, le emozioni, le apprezzi di più quando non ci sono. 
I miei capelli gridano vendetta ma resistiamo e non molliamo e non lo faranno nemmeno tutte le persone che lavorano da Backstage che stanno affilando le forbici per nuovi tagli che saranno la moda della prossima stagione che vivremo insieme. #distantimauniti 
Alla prossima ! 

Roberta Maiolini 

lunedì 16 marzo 2020

Libri&Dintorni non c'è #andràtuttobene

Oggi è 16 Marzo 2020, il lunedì di solito mi occupo di libri,  ma la classifica non c'è e i festival sono stati tutti annullati, non so quanti giorni sono passati dal momento in cui ci siamo chiusi in casa, non tengo il conto, sono pochi comunque e a momenti sembrano un anno intero a momenti pochissimi. Nessuno di noi avrebbe mai pensato di ritrovarsi in una situazione del genere, tutti in quarantena per un virus che sta infettando il mondo.Ma tanto è.
Non sono una virologa, un'infettivologa o un medico, quindi non entrerò nella parte medica e scientifica, vi racconto soltanto quello che vedo e sento intorno a me. Non si può uscire, sono ferme tutte le attività tranne alcune, si può uscire soltanto per fare la spesa, per andare in farmacia, per cose di massima urgenza. Io esco anche per andare a lavoro, la mia categoria non è stata fermata, mi sento un pò in trincea, ma se penso a tutti i medici, le infermiere, il personale che in questo momento combattono per noi esco e vado a lavorare senza paura...no non è vero, un pò ce l'ho ma la combatto. Il mio compito è soltanto quello di fare informazione, intrattenere chi mi ascolta. Ammetto però che è cambiato il mio modo di lavorare, perchè prima parlavo di musica, spettacoli, cultura, libri, eventi, oggi non posso farlo, il mondo è fermo, quindi per forza di cose passo notizie dell'ultim'ora, mi soffermo su libri da leggere, su canzoni da ascoltare. La radio e la televisione al tempo del coronavirus. 
I social ci tengono uniti, certo come ogni occasione siamo tutti esperti, per non parlare delle catene su Whatsapp, i gruppi che ti inviano una notifica al secondo, ma va bene lo stesso perchè ci tengono in contatto, non ci allontanano. Quelli che soffrono sono i rapporti a distanza, non poter vedere e toccare le persone che ami, distanti oggi per essere più uniti domani. 
Riscopriamo allora la nostra umanità, cominciamo a capire che prima andavamo sempre di corsa, verso dove non si sa, ma sempre senza tempo a sufficienza per fare tutto, ora siamo fermi, riscopriamo il piacere di cucinare che ci farà scoprire obesi dopo ma ci rende tanto felici adesso, le case sono tutte super pulite e disinfettate, non ci sono più cataste di indumenti da stirare, abbiamo imparato il valore di una stretta di mano, di un abbraccio di un bacio. Stiamo tardando ad imparare ad obbedire alle direttive del Governo e al dictat "state a casa", ma non mi soffermo perchè avrei parole poco benevole. 
Stiamo combattendo una guerra senza uscire da casa, sarà una guerra lunga e faticosa, ma ce la faremo.
Mi sono scoperta fragile in alcuni momenti, forte in certi altri, ho compreso anche io che correvo troppo, ho imparato a rallentare, a riflettere, a dedicarmi alle cose che mi piacciono, a parlare di più al telefono con i miei cari parlando solo di noi, non ci sono racconti o fatti da riferire, ho imparato a guardare di più ciò che mi circonda, ad assaporare il silenzio, la musica, a governare la paura quando devo uscire da casa o mi faccio prendere dall'ansia. Cose normali, cose che pensiamo tutti. 
Amo l'Italia che reagisce, che torna umana, che combatte, che si ritrova in un momento che cambierà le vite di tutti noi, dal quale dovremo cercare di trarre gli insegnamenti migliori possibili dopo aver pensato a salvare vite umane. 
Non so quanto è utile uscire tutte le sere sui balconi a cantare alla stessa ora, ma di sicuro al morale fa bene, al nostro senso patriottico, alla nostra voglia di uscire da tutto questo. 
Il motto è uno solo "stiamo a casa". 
Alla prossima ! 
P.s. la foto è di mio nipote Matteo #andràtuttobene 



domenica 1 marzo 2020

Libri&Dintorni : la classifica e "Quello che le donne scrivono" l'8 Marzo

La classifica dei libri più venduti continua tranquilla, con una sola nuova entrata, sarà che in tempi di coronavirus anche i libri ne risentono, fatto sta che Elena Ferrante occupa sempre tre posizioni, l'ottava  con "La vita bugiarda degli adulti", la settima  con "Storia del nuovo cognome" e la terza con "L'amica geniale". In decima posizione ci sono Enrico Mentana e Liliana Segre con "La memoria rende liberi ; alla nona c'è il nuovo libro di Georges Simenon "Il Signor Cardinaud", Stefania Auci risale alla sesta con "I leoni di Sicilia", Tracy Chevalier occupa la quinta "La ricamatrice di Winchester", Gianrico Carofiglio risale alla quarta posizione con "La misura del tempo", stabili le prime due Me contro Te "Le fantafiabe di Luì e Sofì" e in testa alla classifica c'è sempre lui, Antonio Manzini con "Ah l'amore l'amore". 
La classifica è de "La lettura" - Corriere della Sera.

Visto che si avvicina la Festa della Donna, vi segnalo un evento che si terrà al Mondadori Book Store di Avezzano (AQ), "Quello che le donne scrivono", giunto alla seconda edizione. Un evento nato lo scorso anno, mi piaceva molto questo titolo e la titolare della libreria ha sposato in pieno il significato, di questo la ringrazio davvero, lei è la Signora Ornella Gemini, se vi va buttate l'occhio sulla pagina Facebook dello store e scoprirete che organizza sempre eventi interessanti https://www.facebook.com/libreria.avezzano/ 
L'anno scorso ho avuto il piacere di intervistare tre scrittrici del nostro territorio, che ci hanno regalato momenti molto belli con i loro libri e le loro idee : Emma Pomilio, Roberta Di Pascasio e Katia Agata Spera, con l'accompagnamento musicale di un'altra eccellenza del territorio e non solo, la cantante Luciana Martini; fu un pomeriggio bello davvero, in cui parlammo non solo di libri ma del grande valore delle donne. 
In questa seconda edizione saranno con me tre donne che hanno come comun denominatore la scrittura, ma ognuna la vive in modo diverso. Angela Bianchi autrice del romanzo "Scelgo me", edito da Armando Curcio Editore, suo primo libro, che parla si di una storia d'amore, ma parla anche di resilienza, di carattere, di forza, che hanno le donne quando affrontano momenti difficili. Poi ci sarà Alessandra Prospero in doppia veste, quella di poetessa e quella di editore, sua infatti è al Daimon Edzioni; infine Alina Di Mattia, giornalista, che scrive per alcune testate prestigiose e che con i suoi articoli ha avuto riconoscimenti importanti ; infine la musica è affidata ad una giovane artista talentuosa che ha una bellissima voce, Camilla Ricchiuti. Dialogherò con loro sulle rispettive carriere, ma parleremo anche dei sentimenti delle donne, del valore delle donne nella società di oggi, di sensibilità letteraria, di sentimenti, cercheremo di cogliere il lato bello di questo incontro, di donare sorrisi e ottimismo a chi avrà la bontà di trascorrere con noi una parte del pomeriggio, in un luogo deputato alla curiosità, alla voglia di capire, di apprendere cose nuove come può essere una libreria. Alla fine un bel brindisi per chiudere con ulteriori sorrisi un incontro dedicato a "Quello che le donne scrivono". 
Mi piace organizzare questi incontri, soprattutto quando trovo dall'altra parte entusiasmo e voglia di fare, di scambiarsi opinioni, letture. 
Il mio motto è sempre lo stesso : " i libri sono portatori sani di emozioni".
Alla prossima !